Wild Days – San Polo d’Enza ’23

Vi ricordate Riders magazine? quella rivista che portava in Italia quel mondo blues rock e country dagli stati uniti. Ci faceva venire voglia di customizzare qualunque cosa e partire per un viaggio dove l’unico scopo era bruciare benzina e riempire gli occhi di immagini di foreste e lande desolate. Una rivista che portava il tipico fighetto imborghesito a desiderare la natura selvaggia invece che il solito aperitivo nel locale cool.
Ecco questa premessa per farvi capire cosa sono i Wild Days.

I Wild Days sono la versione tangibile di quel mondo, vivere tre giorni di pura atmosfera “americana”, di natura e benzina, di ferro e birra, di gare e concerti. Tre giorni dove anche senza passaporto e dover per forza parlare inglese puoi sentirti nelle campagne del Kentuky a guardare una gara di flat track o pensare di vedere da un momento all’altro mentre passeggi un Johnny Cash passare tra una Impala o un Bronco.

Ho sempre sfiorato questo evento che purtroppo ha sempre coinciso con altri eventi motoristici, ma quest’anno ho deciso di fare la fotografia in modo diverso, cosi mi sono segnato la tappa nel calendario, preparato lo zaino e sono partito.

Complice il tempo che andava a cavoli suoi dove si passava dalla felpa e ombrello alla bestemmia per il caldo, non si sono tenute molte manifestazioni motoristiche come il flat track o i turni in pista perché purtroppo la pista offroad era inagibile (nonostante ciò qualche temerario c’é stato), ma questo non ha impedito all’evento di regalarci l’atmosfera d’oltre oceano che tanto aspettavo anche grazie al fatto di aver portato il ‘Wall of Death’ (che merita una descrizione a parte) tante interviste e concerti, oltre che ad una marea di bancarelle e truck dove poter mangiare dell’ottimo streetfood.

Wall of death, che cos’é? sicuramente in qualche cartone o film del passato avrete visto dei pazzi in moto (o qualcuno addirittura in auto) girare sulle pareti di legno di una struttura cilindrica. Una specie di barile gigante dove al suo interno non trovi tequila, ma un paio di motociclisti che sfruttano la gravità per regalare uno spettacolo incredibile. La prima apparizione di questo “barile” o meglio, motodromo, si dice sia stata agli inizi del ‘900 a Coney Island (guerrieri giochiamo a fare la guerra vi dice qualcosa?) e David e Jagath hanno riportato da noi quello spettacolo e a bordo delle loro Indian ci hanno fatto fare un salto nel tempo.

Direi che più o meno l’infarinatura di questo evento l’ho data, o almeno spero di averlo fatto, ovviamente c’erano un sacco di altre attività di contorno come demo ride, esposizioni di moto auto e biciclette e tante altre attività ancora, inutile starle a scrivere tutte, la prossima volta venite anche voi a scoprirle.

Parlando ora di come ho gestito la fotografia, posso dire che l’uscita l’ho affrontata come una classica uscita di lavoro, quindi mi sono preso lo zaino con tutto dietro, ma alla fine ho usato tantissimo il 12-40 lente che ho sottovalutato per tantissimo tempo e che piano piano sto iniziando a usare sempre più spesso in situazioni che non avrei pensato. Avrei voluto fare più ritratti col 45, ma mi sono limitato molto a fare dettagli. La prossima volta prometto, più ritratti. Il 40-150 l’ho usato poco, solo quando ci sono state le gare di accelerazione per evitare di dover andare troppo vicino o quando un paio di persone hanno fatto dei giri del tracciato, quindi tutto sommato un weekend tranquillo nella gestione delle foto, soprattutto perché non c’é la necessità di correre come un matto come mi capita a bordo pista.

Quello che vi suggerisco e andarvi a vedere la galleria su Flickr per scoprire l’atmosfera dell’evento.

Noi ci vediamo alla prossima e mi raccomando:
Be classic, be racer, be fresho

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